C’è un mondo che cambia e una professione – la nostra – che più di ogni altra è chiamata a evolversi, a leggere e a interpretare il contesto sociale, valoriale, culturale e lavorativo in perenne mutamento.

Dal 2019 (anno in cui è stata approvata e pubblicata l’ultima versione del Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche) molte cose sono cambiate, sia nel mondo intorno alla professione che al suo interno. La pandemia ha fatto emergere fragilità e disfunzioni del sistema salute e, insieme, l’esigenza di modificare paradigmi e modelli, rendendo imprescindibili competenze trasversali e integrazioni interprofessionali.
Tutto è accaduto poco dopo l’entrata in vigore: ciò che valeva qualche mese prima doveva essere rivisto e corretto già pochi mesi dopo. È diventato di colpo palese che il Codice Deontologico, ancor più che nel passato pre-pandemico, non poteva più essere vissuto come un manuale di norme comportamentali e sanzioni da tenere sugli scaffali di una libreria, ma doveva trasformarsi in una guida valoriale dinamica che potesse rispecchiare l’evoluzione continua delle professioni infermieristiche e del ruolo che svolgono all’interno di un contesto sanitario e sociosanitario in rapida trasformazione.

È essenziale riconoscere come l’infermiere e l’infermiere pediatrico che agiscono nell’attuale contesto, lo fanno con un’ampia e riconosciuta autonomia decisionale. In quanto professionisti intellettuali, l’infermiere e l’infermiere pediatrico non smettono mai di studiare perchè cambiano la demografia, l’epidemiologia ed il contesto sociale; cambiano i bisogni e la persona assistita, quindi, è necessario rispondere a una continua sollecitazione, anche deontologica, tenendo un profilo di competenza sempre all’altezza delle situazioni assistenziali che si possono incontrare. Questo avanzamento implica la necessità di un punto di riferimento etico sempre aggiornato, capace di essere una guida utile a prendere decisioni consapevoli ed esigibili di fronte a circostanze che possono trasformarsi rapidamente.

Il Codice deve poter aiutare i professionisti a non smarrirsi e a tenere in equilibrio valori, deontologia e scienza. I princìpi contenuti al suo interno diventano per l’infermiere e l’infermiere pediatrico un aiuto fondamentale per riconoscere la persona come il fulcro dell’agito professionale e il suo bene come obiettivo. In un momento in cui prevale la tendenza a privilegiare gli aspetti tecnici ed economici, relegando in secondo piano l’importanza dell’etica professionale, è fondamentale rinnovare ed esaltarne il ruolo: solo così sarà possibile mantenere l’integrità e la dignità delle professioni infermieristiche, assicurando che essa rimanga un riferimento di cura qualificata e consapevole.

Nel 2023, quindi, la Federazione ha avviato il percorso di revisione del Codice Deontologico al quale, oltre al Comitato Centrale e ai presidenti delle Commissioni d’Albo nazionali, hanno partecipato esperti appartenenti alla professione ed anche esterni ad essa, con il coinvolgimento dei 102 Ordini provinciali e interprovinciali, fino all’approvazione finale nel corso del Consiglio nazionale del 20 e 21 febbraio del 2025.

La revisione ha seguito tre direttrici: normativa; società, educazione e comunicazione; professione, nella volontà di far trasparire sempre di più la necessità che i princìpi e i concetti etici degli infermieri siano permeanti nella quotidianità e nei diversi ruoli agiti.

Nel Codice Deontologico aggiornato si mette in relazione la professione con la crescente autonomia e il ruolo evoluto degli infermieri, anche attraverso gli avanzamenti tecnologici e la gestione dei dati e della privacy. Si contemplano la risposta alle pandemie e alle emergenze sanitarie globali con misure eticamente giustificate. Si affrontano i princìpi di One Health, che collegano la salute umana, animale e ambientale, enfatizzando il ruolo degli infermieri in questa visione integrata. C’è spazio per l’assistenza personalizzata alle esigenze individuali del paziente, rispettando preferenze e valori personali, la sensibilità culturale e l’inclusione per sottolineare l’importanza della competenza nell’assistenza. E ancora: la ricerca infermieristica per promuovere la pratica basata sull’evidenza e sull’innovazione nell’assistenza fino alla prevenzione della violenza in ambito sanitario, alle circostanze in cui gli infermieri sono obbligati a segnalare comportamenti non etici o pericolosi e alle posizioni di leadership etica e advocacy. Viene inoltre introdotto il concetto di “cura dei curanti”, quale preciso impegno deontologico del prendersi cura di se stessi e degli altri infermieri, in una logica comunitaria di reciproco sostegno.

Non è tuttavia un testo in cui le professioni infermieristiche si “guardano allo specchio”: è uno strumento pensato, sin dalle versioni precedenti, con
e per i pazienti e i cittadini. Da sempre, infatti, l’infermiere si prende cura della persona, delle sue persone di riferimento, della famiglia e della comunità in cui vive. Cura creando una relazione, in cui l’empatia è una componente fondamentale.

Questi i macrotemi che richiedevano di essere messi in connessione con i princìpi guida della professione. Domani ce ne saranno di nuovi. Ecco perché questa revisione inizia e non chiude un cammino. Rinnova un canale di comunicazione e di valori diretto tra Ordine e iscritti che, in questo caso, si concretizzerà con la creazione di strumenti attraverso i quali una platea più ampia possibile possa concorrere, senza soluzione di continuità, a rendere ciò che oggi il Codice Deontologico deve essere: un faro che illumina e guida il cammino della professione.

Codice Deontologico degli Infermieri